Crypto Mining: la redditività più costosa in Argentina

Il Crypto Mining sta riscontrando non pochi problemi in Argentina dove il costo non sembra essere proporzionato. A tal proposito il mondo delle criptovalute è sul piede di guerra, in quanto non sarebbe soddisfatto del nuovo scenario che si è venuto a creare in piena redditività con i miner che pagano attualmente lo stesso prezzo sovvenzionato degli utenti residenziali. Come uscire da questo impasse?

Il problema è il tipo di approccio da parte del governo nazionale al crypto mining dato che in Argentina è partita una campagna di tassazione piuttosto onerosa nei confronti del settore digitale. Di conseguenza è stata tradita l’aspettativa che avevano molti miner, convinti che in Sud America il costo sarebbe stato inferiore di quello che hanno riscontrato nei territori asiatici. In effetti la fuga di massa è avvenuta solo dopo il giro di vite normativo cinese che ha praticamente costretto i miner a migrare verso nuovi Paesi aperti a questo genere di attività. Ebbene l’Argentina era in cima alla lista tra quelli che hanno il minor impatto energetico, per questo è stato naturale trasferire le società miner in questa area. Ora però le cose sembrano molto diverse!

E’ stato lo stesso Ministero dell’Economia argentino a rendere note le nuove tariffe che di fatto hanno reso le attività di estrazione nel Paese fino a quattro volte più costose di prima. Di contro si legge in una nota che l’inasprimento è dovuto all‘energia oraria e stagionale utilizzata dai miner che apre essere intensa e costante. Di conseguenza era inevitabile secondo il governo nazionale questo aumento del prezzo giustificato dalla attività redditizia laddove i miner devono necessariamente pagare un prezzo energetico equivalente al costo della fornitura.

E’ veramente un’occasione persa per i miner soprattutto perché l’Argentina si presentava come un luogo perfetto con il suo clima rigido, ideale per mantenere gli hardware a temperature basse e che ora devono valutare una nuova soluzione per non pagare più del dovuto l’energia elettrica. Si tratta quindi di un regolamento che frena l’espansione e si riflette sull’andamento delle criptovalute nel mercato digitale. Di contro dall’altra parte dell’emisfero e cioè in Russia, non si riesce a gestire l’aumento della domanda di energia per il mining di Bitcoin a causa di un problema legato alla stabilità di fornitura energetica.

Il nocciolo della questione non è collegato solo all’aumento dei costi energetici che sta mettendo a dura prova l’attività dei miner che lottano contro un clima avverso, ma anche una certa resistenza alla diffusione di questo tipo di estrazione energetica che non piace a tutti i Paesi coinvolti. I nuovi incentivi per contrastare le difficoltà economiche causate dai rincari energetici potrebbero non bastare a fronte di una domanda superiore alle capacità energetiche attuali. In questo scenario devono poter operare i miner che rischiano di vedere la propria attività ridimensionata.

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