Russia Crypto: tra divieti, rischi e blocchi esterni

I venti di guerra che potrebbero portare a breve ad un conflitto con l’Ucraina e a tutti i Paesi della NATO infiammano il mercato digitale già di per sé funestato dalle recenti dichiarazioni di restrizioni da parte della banca centrale russa. In questo scenario il settore rischia di essere penalizzato con una forte chiusura verso tutte le soluzioni innovative che intanto i traders nazionali avevano elaborato per dare una spinta alternativa all’economia nazionale. Tenendo bene a mente che tutte le operazioni in crypto da parte degli utenti retail in Russia si aggirano intorno ai 5 miliardi di dollari per ogni stagione finanziaria.

In questo scenario la nota agenzia di rating, la Fitch, ha pubblicato un report che ruota attorno alle conseguenze del divieto di crypto in Russia. Se da un lato viene lodata la proposta per il suo lavoro di sradicamento del rischio di illeciti dall’altro viene bocciata perché in questo modo andrebbe a frenare la diffusione di tecnologie che potrebbero migliorare la produttività. Si tratta dunque di un’arma a doppio taglio che può influire negativamente sulle aspettative degli investitori del mercato digitale. Più che tutelare gli utenti contribuisce alla stagnazione della moneta nazionale.

Riducendo le possibilità di innovazione si affossa l’efficienza finanziaria moderna perché le criptovalute migliorano di sicuro la velocità e la sicurezza dei pagamenti, per non parlare del ruolo chiave della loro liquidità attraverso la tokenizzazione. Di conseguenza è chiaro che in questo contesto la Russia pagherebbe un prezzo altissimo e finirebbe nella schiera di quei Paesi emarginati da un sistema finanziario digitale che favorisce solo l’economia 2.0. La Fitch ha inoltre aggiunto che l’idea del rublo digitale era stata accolta con molto entusiasmo soprattutto perché aveva come scopo quello di incrementare la capacità delle autorità di monitorare i flussi finanziari, ma sempre rispettando il pacchetto delle crypto transazioni. A quel punto è nato il sospetto che la restrizione fosse figlia di una strategia e cioè tentare di ridurre la concorrenza contro la CBDC in arrivo.

Di contro la banca centrale russa ha spiegato le ragioni che hanno portato a questo divieto sostenendo che le criptovalute non sono più una priorità nazionale. E’ chiaro dunque che lo scenario è cambiato e che ora le monete digitali sono viste con maggior sospetto soprattutto dopo lo scandalo dei finanziamenti crypto ai partiti oppositori di Putin. Ora il sistema digitale finanziario è visto come una minaccia all’ordine costituente soprattutto in una fase come questa, dove manca veramente poco per trasformare una crisi geopolitica in una guerra vera e propria. La situazione finanziaria del Paese è molto critica se si pensa alle numerose sanzioni che è costretta a pagare e che stanno semplicemente inasprendo gli animi del sistema politico. Di conseguenza per molti connazionali la guerra è l’unica risposta possibile per uscire da questa situazione di stallo economico.

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