Le criptovalute al centro di un ampio dibattito a Capitol Hill

Il futuro delle criptovalute tiene banco alla Camera degli Stati Uniti dove alla fine del prossimo settembre si voterà su un disegno di legge che prevede una disposizione per la dichiarazione delle criptovalute all’interno di un provvedimento sulle infrastrutture. Il tutto ruota intorno alla necessità da parte degli utenti di dichiarare la natura delle proprie transazione in modo da poter verificare le contrattazioni e assicurare un flusso di denaro superiore ai 28 miliardi di dollari in 10 anni.

I detrattori di questa disposizione preferiscono soffermarsi sulla definizione di broker che è secondo loro troppo generica e rischia di essere assumere significato diverso a seconda del tipo di interpretazione, ma è chiaro che l’intento è quello di includere le nuove figure del trading online: dai minatori ai validatori di nodi fino agli sviluppatori. Di contro i sostenitori di questa disposizione temono che questa attenzione si possa trasformare in una sorveglianza vera e propria al rischio la tutela dei dati dei possessori di criptovalute.

In questo scontro si fanno notare anche gli appartenenti ad un gruppo bipartisan di senatori sostenitori degli strumenti cripto-friendly che ha posto come possibilità di compromesso una necessaria esclusione dei minatori dalla definizione di broker, ma non tutti sono d’accordo con questa semplificazione. In tal senso l’emendamento può passare se ha un sostegno unanime ma è stato bloccato da Richard Shelby (R-Ala.) che ha cercato di prendere tempo focalizzando la sua attenzione sui rischi e sugli svantaggi di questo tipo di approccio privo di sicurezza sul piano economico.

Fortunatamente martedì, la Camera ha votato e con 220 a 212 è passata la proposta di far avanzare il disegno di legge senza emendamenti che mirino a ribaltarla. A questo punto però il numero dei senatori disposti a bloccarla sta iniziando a crescere come reazione a questo esito inaspettato. Eppure il senatore Palley pensa che alla fine dei conti passerà, perchè alla fine è soprattutto un provvedimento politico.

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