Bitcoin affonda e buca anche quota $40.000: Tesla e Cina le cause

Negli ultimi giorni il prezzo delle criptovalute è in forte collasso. Il bitcoin è senza alcun dubbio la moneta digitale più conosciuta e diffusa al mondo e, in circolazione già dal lontano 2009, in questo momento sta affrontando una delle sue peggiori crisi.

Bitcoin affonda e buca anche quota $40.000

I dati di Coindesk segnalano un crollo pari a -12% arrivando a “bucare e affondare” la quota di 40mila dollari. Il valore della criptovaluta è inferiore del 39% rispetto al massimo che è stato registrato nel mese di aprile di circa 65mila dollari e non aveva mai raggiunto soglie così basse dal 9 febbraio, ultimo giorno registrato in cui il bitcoin avesse un prezzo inferiore ai 40mila. Prima di oggi ovviamente, in cui il suo valore ha sfiorato quota 33mila dollari.

Questo grave collasso del bitcoin è attribuito a due sconvolgenti notizie. Negli ultimi giorni, sia Elon Musk, sia la Cina, hanno pubblicamente comunicato la loro intenzione di voler interrompere il business di criptovalute, bloccando ogni forma di transazione che le coinvolga, compresi il trading speculativo e la conversione di valute fiat in valute digitali.

La sola notizia che l’azienda Tesla di Elon Musk non avrebbe più coinvolto la criptovaluta nel proprio business ha bruciato oltre 300 miliardi di dollari dalla capitalizzazione del mercato e da questa iniziativa lo stesso Musk ha subito una perdita di circa il 24% del suo patrimonio rispetto ai dati registrati quattro mesi fa.

Il movente che avrebbe portato l’imprenditore multimilionario a prendere tale decisione sarebbe di matrice ambientale, infatti, il processo necessario per generare bitcoin, richiederebbe un grande quantitativo di energia elettrica e cospicue emissioni di CO2.

La Cina è stata spinta verso questa direzione dalla concezione che le criptovlaute “non siano valute reali”. Dopo aver valutato i rischi del trading speculativo, dell’utilizzo delle monete digitali e l’instabilità del valore delle criptovalute, gli enti National Internet Finance Association of China, China Banking Association e Payment and Clearing Association of China hanno finito per infliggere al mercato delle criptovalute, e in particolare dei bitcoin, una “seconda mazzata”.

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