Il Senato blocca il Clarity Act: la prima legge sulle criptovalute non passa

Il 16 settembre 2026, il Senato degli Stati Uniti ha respinto il Clarity Act, il primo progetto di legge federale per la regolamentazione delle criptovalute. Sostenuto dal presidente Donald Trump, il provvedimento non ha ottenuto i 60 voti necessari, con oltre 40 voti contrari che hanno affossato la mozione procedurale.

Tra i votanti contrari si contano quattro senatori repubblicani che si sono schierati con i democratici, creando fratture nella maggioranza. Questo esito condanna di fatto il Clarity Act per la legislatura in corso.

Il Senato blocca il Clarity Act

Il Clarity Act avrebbe definito le competenze tra la Securities and Exchange Commission e la Commodity Futures Trading Commission per la supervisione del settore delle criptovalute. Senza di esso, il settore rimane incerto, con le norme applicabili caso per caso e le decisioni rinviate ai tribunali.

Il settore delle criptovalute ha investito centinaia di milioni di dollari per ottenere ascolto al Congresso. Il fallimento legislativo rappresenta una battuta d’arresto significativa, non solo per il merito della legge, ma anche per gli anni e le risorse spesi per costruire un ambiente politico favorevole. In seguito a questa bocciatura, il bitcoin ha perso il 3%, scendendo a 77.400 dollari dopo aver toccato un massimo di 79.530 dollari.

Con il lavoro legislativo sulla regolamentazione delle criptovalute interrotto fino al 2026, il futuro del settore resta incerto.

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